|
All’inizio degli anni Ottanta Corneli affronta il tema dell’ombra. “Lo studio delle ombre all’accademia aveva smosso qualcosa che non smettevo mai di coltivare”, spiega, “e anche girellando per Firenze non facevo che comparare i mutamenti delle ombre e il loro incidere sui cambiamenti di prospettiva. Deve venir da lì l’intuizione di usare elementi primari per le mie installazioni”. In opere come Doppia ombra o Meridiana l’artista fiorentino si pone il problema se quello che vediamo corrisponda al vero o ne sia solo un pallido residuo, come quando percepiamo la luce di stelle già scomparse da anni. Questo tira in ballo la categoria del tempo, scandito nelle tre dimensioni del passato-presente-futuro. Seguendo in filigrana Platone, decide di utilizzare il mondo delle idee matematiche per ricostruire un frammento della realtà. Con Augenblick, un’installazione solare del 1997 creata per il Kölner Stadt-Anzeiger di Colonia, Corneli mette a punto la sua ricerca sul tempo. Lì, abbandonata la stampa fotografica, si serve di un muro bianco non interrotto da porte e finestre come di uno schermo gigantesco dove produrre l’immagine. C’è un istante in cui sulla superficie verticale si disegna un volto di donna, rivolto al sole, che sembra fissare proprio il raggio che le dà forma. L’immagine dura una mezz’ora, prima e dopo sul muro si vedono solo baffi d’ombre sconnesse. Anche l’installazione solare inaugurata a giugno a Bruxelles sfrutta lo stesso principio. Sulla parete sud-ovest di un edificio d’angolo fra rue d’Aumale e rue du Devoir, nel quartiere di Anderlecht, a una certa ora del giorno compare una figura volante che presto svanisce; per tornare la sera quando un’alogena sostituirà il sole nella produzione del fantasma. Quest’opera permanente, che come una meridiana anomala si sviluppa su 225 metri quadrati di parete, è solo la più recente di una serie. “Le meridiane mi hanno sempre affascinato”, dice, “ne ho ideata una che allo scoccare del mezzogiorno astronomico disegna su una parete in lettere arabe la scritta È l’ora della preghiera. Orologio solare senza quadrante, vive ogni giorno un solo momento, quello in cui una figura si addensa dal nulla. Corneli è un matematico impertinente che applica all’arte la geometria euclidea. Partendo da insospettabili misurazioni trigonometriche intaglia lamine di alluminio o di rame delle dimensioni opportune al risultato finale. L’intersezione delle lastre e di una fonte luminosa, il sole o la lampada alogena, produrrà il segno. Le immagini, per esempio un volto di donna, un corpo in movimento o una scritta, che compaiono all’improvviso e sembrerebbe dal nulla sono eventi guidati da una raffinata previsione. La messa a fuoco dell’oggetto pone lo spettatore a metà strada fra la materia e l’idea che se ne ha. Si tratta solo di una suggestione impalpabile suggerita dall’artista? Sulla porta della sua Accademia Platone fece scrivere “Vietato l’ingresso a chi non pratica la geometria”. Secoli dopo Leibnitz, inventore del calcolo infinitesimale, descrisse l’universo come un’organizzazione di monadi e cent’anni dopo Kant disse che noi vediamo l’esistente attraverso lenti colorate, gli apriori della conoscenza, una delle quali è la geometria. I fantasmi di Corneli crescono da una geometrizzazione del mondo, in un triangolo visivo che ha ai vertici il sole, l’artista e il nostro sguardo. C’è di che far contenti i tre filosofi. Anna Caterina Bellati da “Arte” n.395 |
||